I Misteri

I Misteri sono una vera e propria sacra rappresentazione dei vari momenti della Passione. Padre Teofilo così racconta:” possiamo immaginare che inizialmente dovesse essere svolta da personaggi viventi, come avviene ad esempio per la rappresentazione della vita di San Giovanni Battista in occasione della festa patronale, poi per evitare probabilmente eccessi sia penitenziali, sia goliardici i personaggi furono sostituiti da tredici composizioni di legno e cartapesta rappresentanti 18 scene della Passione di Gesù; attualmente, dopo il restauro di tutte le scene, le stazioni dei misteri sono 13:

  1. Legno della Croce con i segni della Passione
  2. Gesù agonizzante nell’Orto degli Ulivi
  3. Gesù tradito da Giuda nell’Orto degli Ulivi
  4. Gesù processato davanti a Ponzio Pilato
  5. Gesù flagellato alla colonna
  6. Gesù coronato di spine e deriso da Cuccillo
  7. Gesù presentato alla folla: “Ecce Homo”
  8. Gesù aiutato dal Cireneo porta la Croce al Calvario
  9. Gesù inchiodato alla Croce
  10. Gesù muore in Croce
  11. Gesù deposto dalla Croce da Giuseppe d’Arimatea
  12. Gesù consegnato alle braccia della Madre Addolorata
  13. Gesù morto seguito dalla Vergine Addolorata

In questi gruppi ci sono almeno due particolarità che non trovano riscontro nei vangeli o nella tradizione: nel primo mistero il telo bianco sulla croce, simbolo dell’agnello immolato e nel sesto mistero, raffigurante la flagellazione, la presenza di un bambino detto “lo scuccillo” che rappresenta il popolo che si fa beffe di Gesù.

L’interpretazione storica di P. Teofilo sulla genesi dei Misteri, cioè il passaggio da rappresentazioni con personaggi viventi a gruppi lignei, trova riscontro, come abbiamo visto, anche in altri contesti e parrebbe verosimile. Credo, però, sia importante tenere presente anche altri aspetti descritti nelle testimonianze orali.

Infatti, non possedendo altre informazioni storiche scritte, abbiamo intervistato alcune persone anziane perché ci raccontassero come avveniva questa celebrazione nei primi decenni del secolo e abbiamo raccolto un’interessante racconto che sfocia nel leggendario: la tradizione orale tramandata di padre in figlio fa risalire questa rappresentazione a tempi molto antichi quando il paese, ancora poco popolato e non ancora del tutto evangelizzato, fu colonizzato da “stranieri”.

In quei tempi remoti, gli uomini, le donne e i bambini dei borghi si radunavano attorno a grandi fuochi e i più anziani raccontavano vicende e racconti. In queste occasioni gli “stranieri”, narravano la storia di Gesù, la sua vita, ma soprattutto la sua passione e morte. Per renderla più visibile, poi, decisero di far costruire un’immagine di Gesù morto, quella della Madre Addolorata e infine i Misteri, cioè dei gruppi lignei rappresentanti i vari momenti della Passione.

Questa interpretazione fantasiosa e popolare nasconde forse alcune verità. Innanzitutto a partire dal 1574 la dominazione della famiglia dei Miroballo, residente a Bracigliano con tutta la corte, può essere nell’immaginario “braciglianese” quella presenza straniera che ha lasciato un segno profondo nella storia e nella cultura del paese. Inoltre, ciò che trova riscontro con la realtà odierna, è sicuramente il fine pedagogico di questa sacra rappresentazione: cioè fin dagli inizi essa è stata un supporto alla predicazione sulla passione di Gesù e mai una semplice processione, come invece abbiamo descritto nelle altre tradizioni popolari. Ad ulteriore conferma, si tramanda che i portatori delle statue dei Misteri, per percorrere il breve tratto dal portone della congrega a lato della Chiesa madre fino al piazzale antistante, volessero essere pagati dal parroco con pagnotte di pane e successivamente in denaro, non erano infatti disposti a portarle gratuitamente in quanto rappresentavano i tradimenti, le violenze e gli assassini di Gesù. Tantomeno sarebbero stati disposti a portarli lungo le strade del paese, ma solo a presentarli nella piazza antistante la Chiesa per permettere all’oratore di predicare sulla passione, commuovere la gente e invitare alla conversione. Ancora oggi grosse pagnotte di pane vengono distribuite alla sera, al termine della processione, probabilmente retaggio di quell’antica usanza.

Questa tradizione non è nata quindi come una forma di pietà popolare e non si è mai evoluta in questo, ma è sempre stata un’occasione di formazione per il popolo, che si radunava numeroso anche grazie alla presenza della già ricordata fiera. Due elementi tra loro contrastanti ma che hanno tratto beneficio l’uno dall’altro. L’aspetto più devozionale e più carico di pietà popolare è sempre stato riservato, invece, come vedremo più avanti, alla processione di Gesù Morto.

La struttura della sacra rappresentazione dei Misteri ha sempre messo l’accento sulla lettura della Parola di Dio e sulla predicazione dell’Oratore ed è rimasta pressoché intatta fino ai giorni nostri, subendo all’occorrenza miglioramenti o aggiustamenti (ad esempio nel 1986 furono i giovani preparare le brevi omelie) sempre sotto la guida spirituale dei Padri Francescani, molto probabilmente i promotori, fin dall’inizio, di questa tradizione con l’aiuto dei confrati delle congreghe.

Vediamola nel dettaglio: alle ore 11,00 ha inizio la sacra rappresentazione con il primo Mistero, la croce di legno con panno bianco, che portato a spalla fino al piazzale antistante alla Chiesa, sosta sotto il palchetto del predicatore, posto in posizione rialzata. Dopo la lettura del brano biblico riferita all’immagine, l’oratore la commenta con una breve omelia cui segue un canto popolare o un inno sacro eseguito dal coro. Leggiamo a questo proposito le parole di P. Teofilo: “Si ricordano ancora le ferventi prediche del Servo di Dio P. Francesco Capozzi da S. Angelo dei Lombardi. La fama della sua santità e la sua particolare devozione per la Passione, fece sì che egli fosse per molti anni consecutivi, l’oratore prescelto dalla commissione per la festa, capeggiata dal parroco. Compenetrato dalla grandezza di sì eccelso mistero, egli predicava con tanto slancio e unzione, con tale elevatezza ed efficacia di sentimenti e di affetti, da suscitare nel popolo viva partecipazione, espressa con lacrime e sospiri durante la celebrazione e poi con santi propositi che talvolta erano vere e proprie conversioni. Di padre in figlio viene tramandato questo particolare: il servo di Dio al termine del discorso sulla coronazione di spine, soleva porre sul proprio capo una corona di spine, da lui stesso intrecciata, procurandosi vistose ferite e versamento di sangue che gli rigava il volto e il collo, mentre il popolo tra le lacrime e singhiozzi offriva a Dio le proprie preghiere in risarcimento dei peccati dell’umanità.”

Questa alternanza di canti e predicazioni si ripete fino al XII mistero, quando la statua di Gesù morto, alle ore 13,00 circa, esce dalla Chiesa principale, alle spalle dell’oratore. Dopo una breve omelia è seguita dalla statua dell’Addolorata recentemente restaurata e vestita di un ricco abito settecentesco di colore nero, il XIII mistero, e ha inizio una breve processione per il centro del paese che si conclude nuovamente nella Chiesa principale. Il popolo, numerosissimo, viene congedato perché ciascuno torni a casa e festeggi in famiglia l’unità ritrovata (molti Braciglianesi vivono, infatti, all’estero e ritornano dopo molti anni al paese natio proprio in occasione del Venerdì Santo). Le celebrazioni riprendono poi nel pomeriggio con l’azione liturgica della Croce.

Oggi l’organizzazione più pratica della sacra rappresentazione è per opera dei giovani della parrocchia, che preparano accuratamente i Misteri e li portano a spalla nel breve tratto dal salone parrocchiale alla piazzetta antistante alla Chiesa, mentre la scelta del Predicatore e l’animazione spirituale di tutta la giornata è guidata dal Parroco. Infine gli aspetti economici di questa manifestazione sono gestiti da un’apposita commissione parrocchiale.

I Padri Francescani e i Padri Redentoristi del vicino convento di Ciorani sono spesso scelti come oratori, ma soprattutto svolgono l’importante ministero della confessione. Infatti, in questa già intensa mattinata, da alcuni anni è stata introdotta una “nuova tradizione” per tentare di armonizzare ulteriormente i tanti aspetti del Venerdì Santo: abbiamo visto come all’esterno della Chiesa si svolge sia la fiera, sia la sacra rappresentazione a cui assiste il popolo, ma al tempo stesso moltissime persone entrano in Chiesa per rendere omaggio alla statua di Gesù morto, esposto alla venerazione dalle 9,00 del mattino, portando offerte e implorando grazie. L’affluenza è davvero straordinaria e rischia di degenerare in confusione, così alcuni lettori si alternano nell’animazione della preghiera e la presenza di sei sacerdoti permette l’amministrazione del sacramento della penitenza a centinaia di persone. Davvero si può dire che tutti i Braciglianesi si riconciliano con il Padre per mezzo del Figlio nel giorno di Venerdì Santo.

«Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». (Gv 12,31)