II Mistero

L’agonia di Gesù nell’orto degli Ulivi

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Luca (22, 39-46)                                   

39(Gesù) Uscì (dal cenacolo) e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. 40Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». 41Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: 42«Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». 43Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. 44Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. 45Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. 46E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

Per Crucem et Passionem tuam

Libera nos Domine (x3)…Domine (2 volte)

Padre nostro

Commento al II Mistero

La comunione con gli amici stabilita con segno perenne nella cena di addio dovrebbe sostenere Gesù nell’attesa della sua passione. Di fatto egli si trova solo davanti al Padre. Ora è in grado di misurare le conseguenze della sua scelta la fedeltà totale alla Parola di Dio, nel servizio di amore ai fratelli, lo ha condotto a questo risultato fallimentare. Gesù non ha dubbi sulla missione ricevuta e sul compimento della promessa divina; ma è angosciato di fronte al silenzio di Dio che sembra abbandonarlo in questa “ora”, tanto desiderata e adesso così assurda. La confidenza nel Padre che sempre lo ha sostenuto e guidato pare avere attimi di smarrimento: è proprio necessario bere sino in fondo l’amaro destino del rifiutato, dell’oppresso, del condannato? Egli che ha sostenuto la causa di ogni emarginato e umiliato, deve identificarsi con loro nella stessa esperienza? Le “potenze” che devastano la vita sono libere di distruggere l’opera di Dio, facendosi beffe del suo Messia ed eliminandolo dalla storia? È questa la volontà del Padre? La misericordiosa volontà di Dio, che egli ha proclamato come amore liberatore per i reietti e come giudizio sui sopraffattori? Sul peso della solitudine e sul dubbio del silenzio ha infine vittoria il fondamentale atteggiamento di Gesù: l’affidamento radicale al Padre, non solo nonostante la morte incombente ma proprio attraverso la passione, come prova d’amore. Gesù ritrova la forza decisionale che alimenta  la sua vita: «Bisogna che i mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato».