La Festa del Venerdì Santo

Potrebbe stupire il termine “festa” associato al giorno di lutto per eccellenza di tutto l’anno liturgico, ma è proprio così che viene chiamato e per molti versi vissuto il Venerdì Santo a Bracigliano, distinguendosi in questo modo da tante tradizioni apparentemente simili. In questo giorno, infatti, , dolore e festa mescolano le loro voci e i loro colori, sacro e profano convivono senza confondersi per la presenza di processioni e sacre rappresentazioni e al tempo stesso di una piccola fiera con le sue bancarelle e i suoi venditori, residuo di un’usanza molto antica. Per comprendere la sua importanza dobbiamo tenere presente l’isolamento geografico di questo paese, situato nella conca di quattro rilievi montuosi, e quindi dell’effettiva difficoltà di spostamento nei tempi più remoti. Questa fiera, soprattutto di animali di grossa taglia, maiali, vitelli, capre e di attrezzi agricoli, permetteva agli abitanti del luogo di poter acquistare, in un periodo favorevole dell’anno, ciò che era vitale per l’economia rurale del tempo. Il mercato iniziava alle prime luci dell’alba e si protraeva fino alle 15,00, a quell’ora le strade venivano sgomberate e pulite per permettere la processione di Gesù Morto.

Non è che non vi siano state anche delle degenerazioni nel passato, come ad esempio nei primi anni del secondo dopoguerra, quando la presenza della fiera aveva trasformato tutta la celebrazione della mattinata in una semplice sagra popolare, chiassosa e dissipata con la presenza di giostre e venditori fino ai lati del piazzale della chiesa, rendendo così quasi impossibile la predicazione all’oratore, se non addirittura grottesco l’alternarsi delle voci.

Oggi, le dimensioni del mercato si sono di molto ridotte e si svolge in una zona più lontana dalla Chiesa permettendo così un sufficiente decoro per la sacra rappresentazione dei Misteri.