La processione di Gesù Morto

«La statua del Cristo Morto è una bella opera del seicento, la posa è classicheggiante anche se l’atteggiamento anatomico non sembra quello di un cadavere. Il volto è meraviglioso, le ferite sono poste in maniera vistosa sul gomito e sulla spalla. E’ oggetto di particolare devozione ed è posta in una cappella laterale della Chiesa madre».

Così la descrive P. Teofilo, ma è sicuramente poco per dire quanto questa statua rappresenti per i braciglianesi. E’ difficile tradurre in parole la commozione delle donne mentre preparano Gesù Morto sul cataletto (una specie di lettiga di ferro battuto), o gli infiniti baci di cui è oggetto da parte degli adulti i quali a loro volta lo insegnano ai più piccoli, o quel moto naturale di porgergli una carezza e una preghiera sottovoce, certi di essere esauditi, o infine il moltiplicarsi delle processioni, quasi a volerlo portare a tutti, come filo invisibile di unità.

Anticamente, vi era una prima processione con le statue del Cataletto e dell’Addolorata la sera del Giovedì Santo, quando le sacre immagini venivano “accollate” dai nobili del paese portandole in processione partendo dalla Congrega della Madonna delle Grazie, arrivando al Convento e facendo ritorno alla congrega stessa. Questa prima processione è viva nella mente delle persone più anziane come la “processione dei ricchi” poiché vi partecipava la nobiltà del paese, che per accollarsi la statua del Cristo morto e dell’Addolorata partecipava ad una vera e propria asta (da qui sarebbe nata probabilmente questa plurisecolare tradizione).

La mattina del Venerdì vi era poi una piccola processione alle 9,00 del mattino per portare le statue dalla Congrega alla Chiesa principale e, intorno alle 13,00, come accade ancora oggi, vi era una seconda processione a conclusione della sacra rappresentazione dei Misteri.  Terminata questa prima celebrazione dove confluivano persone non solo da Bracigliano, ma anche dai paesi vicini, la giornata proseguiva con un altro appuntamento molto sentito che aveva inizio nella Chiesa madre alle ore 15,00: la predicazione delle ultime “Sette Parole” pronunciate da Gesù sulla Croce. Seguiva l’Azione Liturgica in cui si adorava il legno della croce al termine della quale aveva inizio la lunga processione, la vera e propria processione di Gesù Morto, che si snodava per tutte le strade del paese.

Aveva inizio intorno alle sei del pomeriggio, era aperta dalle congreghe con i loro stendardi lunghissimi (erano necessarie sei funi per sostenerli) seguite dalle ragazze che portavano ciascuna un lume tra le mani. Vi erano poi il Cataletto e l’Addolorata, seguiti dalla banda. Lungo le strade vi erano piccole luci e grandi falò e le montagne che circondano il paese erano tutte trapuntate di luci tremolanti a forma di croce per rendere onore a Cristo vera luce del mondo. La notte, le luci, i canti struggenti, tra cui quello di alcune donne che cantavano il lamento di Maria ripetendo nel ritornello: “Ho perduto il mio caro figliolo”, creavano nell’animo delle persone la sensazione di rivivere quella triste notte della morte di Nostro Signore. La processione, infine, si concludeva verso le tre del mattino.

Come dicevamo all’inizio di questa seconda parte, la storia, le nuove generazioni, l’alternanza dei parroci, hanno modificato nel tempo alcuni aspetti, purificandoli e semplificandoli all’occorrenza, senza però perdere il significato originario e profondo di questa tradizione.

Ai giorni nostri, la statua di Gesù morto viene posta sul Cateletto fin dalle prime ore del mattino del Venerdì e addobbata con fiori e con l’oro del “tesoro”, oggetti preziosi donati dalle persone per grazie ricevute o per devozione. Intorno alle 9,00 viene portata all’interno della Chiesa madre e qui vi rimane, per la venerazione dei fedeli, fino alle tredici, quando, al termine della rappresentazione dei Misteri si ha la seconda breve processione nel centro storico. Al termine il corteo si scioglie.

Nel pomeriggio si svolge la solenne azione liturgica e al termine, intorno alle 17,30 circa, ha inizio la vera e propria processione di Gesù Morto che si snoda per tutte le vie del paese per un totale di quasi undici chilometri. Lungo i declivi delle montagne ancora oggi, dopo alcuni anni di interruzione, vengono accese le lampade a petrolio che formano al calar della notte le suggestive croci di luce tremula. E come in passato, lungo le strade vengono accesi i grandi falò e lungo alcuni tratti tante piccole luci segnano il percorso. Il corteo si snoda per circa sette ore con preghiere e canti guidati dal parroco e intervallati da brani eseguiti dalla banda musicale. La processione ha un nuovo ordine di uscita: per primi i bambini, che si danno il cambio nel portare una grande croce di legno, seguono gli appartenenti ai terz’ordini e alle associazioni di preghiera, i religiosi e i sacerdoti, la statua di Gesù morto e della Madonna Addolorata, le autorità civili, la banda e il popolo sempre numerosissimo. Le persone si alternano nel caricare sulle spalle le statue e per molti è un vero atto penitenziale, visto il peso e la struttura di ferro battuto, che “rimbalzando” sulle spalle provoca ematomi e callosità, ma tutto questo è vissuto come un sacrificio gradito al Signore per ringraziarlo o impetrare le sospirate grazie.

La processione si conclude verso la mezzanotte riportando le statue nella Chiesa Madre, dove tra la commozione della gente vi è un ultimo saluto a Gesù morto e a quella parte di Bracigliano che in questo giorno di dolore e di preghiera vive la sua festa.