Oratorio San Giovanni Bosco

Il nostro Oratorio è stato fondato l’8 dicembre del 2000.

Per il “Santo dei giovani” l’ Oratorio voleva essere il luogo dove i giovani e i ragazzi, spesso lasciati al proprio destino e drammaticamente a rischio, potessero trovare dei PADRI che si prendevano a cuore la “salvezza” dei figli. In un clima di autentica “famiglia”: luogo dove ci si accoglie, ci si stima, ci si difende, ci si aiuta a crescere insieme, ci si ama, ci si perdona, ci si orienta con passione verso gli stessi ideali, considerati vitali ed essenziali. E quando questa tensione verso le realtà più grandi ed eccellenti trova il livello più alto e riuscito della sua espressione, allora ci si accorge di esserci incontrati con Dio.

Così è la Famiglia. Così è l’Oratorio.

Luogo dove si sperimenta l’Amore.

L’Amore sa accogliere, difendere, far crescere, maturare, rendere felici…

L’Amore porta a perdere se stessi perché gli altri si sentano pieni di vita.

Per molti anni i collaboratori di don Bosco insistettero perché mettesse per iscritto le sue idee pedagogiche. Don Bosco scrisse sette paginette dal titolo “Il sistema preventivo nella educazione della gioventù”

La sua azione si svolge nel cuore di quello che fu definito “il secolo pedagogico”: certamente non si può collocare accanto ai grandi teorici della pedagogia (Comenio, Pestalozzi, Montessori, Rousseau, Froebel…), tuttavia meraviglia il fatto che la sua fama e i suoi metodi abbiano superato le tradizioni confessionali e nazionali, per essere accolti con simpatia e positivi apprezzamenti anche in ambienti non cristiani, in tutto il mondo.

In mezzo a grandi difficoltà don Bosco elabora il suo personale modo di relazionarsi con i giovani fatto di ragione, religione ed amorevolezza.

Il sistema preventivo: capolavoro educativo di don Bosco

Sistema Preventivo

Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l’occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.

Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l’amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontano gli stessi leggeri castighi.

I criteri educativi che don Bosco ci ha lasciato:

  • la passione educativa: l’oratorio, non è costituito principalmente da strutture e iniziative e innanzitutto un atteggiamento interiore, una passione: l’oratorio è in te, sei tu. “La mia vita è stare con voi ”, ripeteva d. Bosco ai suoi ragazzi e ancora: “basta che siate giovani perché vi ami assai”. La passione educativa è attenzione a ciascun ragazzo e alla loro vita che diviene il centro del dialogo educativo e spirituale.
  • La pedagogia dell’amore: l’amorevolezza è la modalità necessaria. L’animatore va a cercare i suoi ragazzi, ne conosce la storia e le qualità, li trattiene con allegria, sa farseli amici. Non esclude quelli in maggiore bisogno e necessità, ha una cura personale per ciascuno. “Bisogna che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi si accorgano di essere amati… chi vuol essere voluto bene bisogna che faccia vedere che ama…Chi sa di essere amato, ama; chi è amato ottiene tutto specialmente dai giovani”.
  • Accoglienza e presenza: Giovanni Roda, accolto all’età di 12 anni, orfano e poverissimo, ricorda l’accoglienza che d. Bosco gli riservò al suo arrivo al primo oratorio di Valdocco: “Arrivati al cancello, prima di attraversare il cortile, d. Bosco ha chiamato forte sua madre: Mamma venite un po’ qui, venite a vedere chi c’è. Ha gridato proprio così, facendo festa, come quando arriva un parente o un figlio… da quel momento l’oratorio è diventata la mia casa e d. Bosco è diventato mio padre”. Il saluto cordiale, il dialogo, la condivisione del gioco e dei piccoli problemi quotidiani, la capacità di ascolto, la disponibilità paziente e poi la presenza negli ambienti e in mezzo ai giovani. Ogni male è possibile se i ragazzi vengono lasciati a se stessi. Al contrario, è proprio attraverso la presenza accogliente che si forma un ambiente educativo; un clima fatto di rispetto, di cordialità nei rapporti, di responsabilità e di progressivo coinvolgimento. Per questo motivo i collaboratori ( adulti e giovani ) devono distinguersi per la maturità umana, per il livello di esemplarità e di vita spirituale. Un ambiente educativo parla ai giovani attraverso una molteplicità di iniziative e situazioni perché i valori sono tradotti in esperienze.
  • Coinvolgimento e responsabilità: I giovani sono i migliori educatori dei loro coetanei, dalla Chiesa al cortile, dalla catechesi al gioco tutti devono sentirsi coinvolti. E’ la conseguenza dello spirito di famiglia che si vuole in oratorio: se si è in famiglia tutti hanno diritto-dovere di dare una mano. Oggi quanto mai importante per aiutare i ragazzi e i giovani a fare il passaggio significativo di maturità: da “gli altri per me a io per gli altri”.
  • Il senso della festa e la regola dell’allegria. La gioia è l’undicesimo comandamento in oratorio…..
  • La proposta aperta: L’oratorio è uno spazio di ampia convocazione giovanile, esso ha un carattere popolare e non elitario o pregiudizialmente selettivo, deve coinvolgere la massa ma tra le strategie più riuscite c’è la formazioni di gruppi e di compagnie dove offrire itinerari educativi più mirati e differenziati a secondo delle qualità dei singoli ragazzi.
  • Educare Evangelizzando: Ciò che deve assolutamente spingere l’impegno degli educatori è la “salvezza” dei giovani. In oratorio i ragazzi devono impegnarsi a coniugare i verbi studiare, giocare, pregare. E’ necessario presentare loro una santità gioiosa, facile ed impegnativa al tempo stesso, che consista nel fare bene i doveri di studente e di cristiano passando dal cortile alla cappella, dal gioco alla preghiera con naturalezza e con altrettanta naturalezza ritornare ai propri doveri di studio. Nel sistema preventivo si ricorda che la frequenta Confessione, la frequente Comunione, la Messa quotidiana, sono le colonne che devono regger un edificio educativo, da cui si vogliono tenere lontana la minaccia e la sferza. E perché sia possibile tale pratica sacramentale è necessario maturare nei giovani una condotta di vita che e una interiorità degna dell’Eucaristia. In altre parole l’esercizio delle virtù: la purezza, l’onestà, la generosità, l’impegno in tutto, il disprezzo del peccato, la fuga dalle tentazioni, la determinazione nei buoni propositi. Nei nostri programmi la vita spirituale mantiene il suo primato e costituisce il fondamento e l’orizzonte in cui operare per la gioventù. In questo cammino di evangelizzazione un posto   particolare è occupato dalla devozione alla Madonna, indicata come Madre e aiuto di ogni giovane. Ad essi va aperto un itinerario di ricerca vocazionale affinché ognuno risponda al meglio al progetto che il Signore ha indicato. Alla direzione spirituale che deve essere fatta sotto la guida del sacerdote va associata una sorta di emulazione nel bene tra compagni.
  • La legge dell’oratorio è quella del Vangelo, della Chiesa, dei Santi, di d. Bosco. E’ la legge della carità verso i giovani, dell’impegno, della esperienza e del buon senso è la legge del puro volontariato.
  • La tua presenza in oratorio è una scelta di vita cristiana e un modo di esprimere il tuo impegno di crescita. Allegria – Impegno –Virtù, o nella formula del sistema preventivo di d. Bosco Ragione – Religione – Amorevolezza ( Mente – Spirito – Cuore ).
  • Non si ecceda mai con i rimproveri e le punizioni. Siano misurate e date sempre con carità. Le punizioni devono essere comunicate agli altri educatori coinvolti nell’animazione dei ragazzi e sempre al direttore di oratorio (alias:il parroco).
  • I ragazzi mai da soli. Presenza e gioco in mezzo ad essi. Esemplarità di comportamento da parte degli animatori senza né asprezze né affettuosità eccessive, senza particolarismi.
  • I ragazzi non sono una proprietà privata da gestire. Esiste una comunità educativa e un progetto formativo. Ogni animatore deve sentirsi all’interno di una equipe, deve dar ragione dei suoi comportamenti, deve spesso confrontarsi con le figure di responsabilità (coordinatori, genitori, religiosi, DIRETTORE ).
  • Tutto per dar gloria a Dio, per la nostra santificazione e per la salvezza dei giovani.