V Mistero

Gesù condannato e flagellato alla colonna

Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo. Perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

Dal Vangelo secondo Marco (15, 6-15)

6A ogni festa, egli (Pilato) era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. 7Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. 8La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. 9Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 10Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. 11Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. 12Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». 13Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». 14Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». 15Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Per Crucem et Passionem tuam

Libera nos Domine (x3)…Domine (2 volte)

Padre nostro

Commento al V Mistero

A Gesù  nulla è risparmiato di quanto l’uomo infligge all’uomo di umiliazione e di sofferenza. Egli è torturato moralmente e fisicamente. Nella sua vita si è chinato sui diseredati  e afflitti, ha rivalutato i piccoli, che nulla contano socialmente ha recato ai poveri la lieta notizia della liberazione, con i suoi gesti ha segnato l’alba di un mondo nuovo ove ciascuno fosse fratello di ciascuno. Questo ideale è fracassato nella sua stessa persona: egli è violentemente identificato con chi proclama “beato” e prova l’impotenza inflitta dalla brutalità della forza e dell’arroganza del potere. Le ‘potenze’del mondo da lui sfidate, si vendicano nell’orgia dell’odio e della crudeltà proclamano l’inanità del progetto evangelico. Nel corpo torturato di Gesù  e nella sua offesa dignità viene sancita la legge del più forte viene rinfrancata  la sua speranza dei deboli viene conculcato ogni anelito di libertà. Gesù  è uno dei milioni di torturati che hanno pagato il pesante tributo di dolore e di sangue di una storia dominata dal peccato e nella quale solo lottando si aprono le vie di liberazione, di giustizia, di pace. E Gesù  lotta e insegna a lottare con uno stile di pazienza e di bontà, di costanza e di fiducia, nonostante tutto, di continua confidenza nel Padre, cui rimette ogni giudizio, di amore donato sino all’estremo anche per i suoi torturatori. Per essi è una delle sue ultime parole di perdono: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».